Scuola di Psicoterapia: Bisogni o Pulsioni?

Autori  Carlota Benitez e Luciano Sabella

Psicoterapia Funzionale: Bisogni o Pulsioni?

scuola di psicoterapia

Una delle frontiere della psicologia clinica  e della psicoterapia è nella possibilità di integrare le conoscenze scientifiche già acquisite dalla stessa psicoterapia e dalle altre scienze collegate.

Perché la psicoterapia possa dare il suo contributo al miglioramento delle società, deve basare la sua pratica su conoscenze certe, confermate dalla ricerca nel confronto con la realtà, che possano orientare gli obiettivi di cambiamento degli individui e le modalità d’intervento.

Una di queste conoscenze acquisite è quella dell’Identità Funzionale psiche-soma, ipotizzata da alcuni autori nell’area della Psicoterapia psico-corporea (o Body-Psychotherapy), ma poi difficilmente sviluppata a livelli teorici soddisfacenti. In ogni caso si è riusciti a capire che la psicoterapia, se vuole realizzare un cambiamento profondo della persona, deve agire sulle complesse e profonde interrelazioni fra psichico e somatico, Immagine3Questo principio teorico è fondamentale e deve poter essere portato fino in fondo come uno dei presupposti di una Teoria generale della Psicoterapia                         

Nel recente IX Congresso internazionale della Body-Psychotherapy (Isla Margarita-Venezuela ottobre 2011), il prof Luciano Rispoli (che ha sviluppato la Psicoterapia Funzionale e il Funzionalismo moderno) ha sostenuto: <<Il corpo in realtà non esiste! La persona è una e intera. E dunque non ha nemmeno senso che esistano tante psicoterapie: corporea, cognitivista, gestaltica, bioenergetica, reichiana!>>

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 Qual è allora l’oggetto di studio di una scienza generale della Psicoterapia? Potremmo dire né il “corpo” né la “mente”; ma, come dice lo stesso Rispoli, bisogna <<arrivare ad un modello e ad una teoria generali che riguardano: la persona e l’organismo umano, le leggi che regolano i processi psicocorporei, le connessioni tra le varie Funzioni, lo sviluppo, il rapporto tra gli individui e con l’ambiente, i fenomeni e i periodi più significativi della vita, l’alterarsi degli equilibri e l’insorgere di disturbi e malattie sia di tipo psichico che somatico>>.[1]

Questo articolo vuole dare un contributo al tema, aprendo una riflessione teorica ed epistemologica sui concetti che costituiscono il patrimonio comune di questa futura e auspicabile Scienza Generale della Psicoterapia. Nella nostra riflessione, in ogni caso, resta sottinteso il principio dell’identità psiche-soma prima descritto. Partendo dal pensiero della Psicoterapia Funzionale, vedremo come diversi approcci psicoterapeutici concepiscono e utilizzano questi concetti nella teoria e nella loro pratica clinica. La nostra intenzione è iniziare ad elaborare un glossario, punto di riferimento per la comprensione e per uno scambio teorico e metodologico fra i diversi Modelli psicoterapeutici.

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 Ci sembra opportuno partire dal concetto centrale di BISOGNO e di PULSIONE, con cui teorie classiche e moderne hanno proposto spiegazioni su cosa spinge l’essere umano ad agire (e sul perché, poi, la persona finisca per ammalarsi). Queste spiegazioni contengono fra i loro presupposti teorici, implicitamente o esplicitamente, le visioni che ogni modello teorico propone sul rapporto uomo-ambiente, sul ruolo dell’apprendimento e del cambiamento nello sviluppo evolutivo (e, di conseguenza, anche sugli obiettivi della psicoterapia).scuola di psicoterapia

Gran parte dei Modelli attuali s’ispirano ancora alla visione classica delle Pulsioni. In questa visione Freud spiegava che tutta la vita psichica è dominata dalla dinamica e dall’economia energetica delle pulsioni, soprattutto quelle sessuali. All’inizio teorizzò un dualismo che opponeva pulsioni sessuali (Libido o energia biologica sessuale) e pulsioni che vegliano sulla conservazione dell’Io. Poi cambiò e alla pulsione di vita “Eros” oppose quella di morte “Thanatos”. Nonostante questo, il concetto di Libido continuò a conservare per Freud il suo ruolo fondamentale nello psichismo, e da esso dipendevano la formazione della nevrosi e la possibilità di “guarigione”.

La PULSIONE (“Trieb” in tedesco) è per Freud energia e forza che spinge l’azione dell’uomo. E’ una sorta d’eccitazione somatica interna che crea una tensione da scaricare, uno stato di bisogno da soddisfare. Questa eccitazione produce una rappresentazione psicologica che costituisce il “desiderio” (energia psichica). Questi desideri dirigono i comportamenti, ed è impossibile eludere la soddisfazione della pulsione sottostante.

Senza entrare a descrivere la complessa Dinamica dell’energia proposta da Freud, possiamo dire che per lui l’uomo tende sempre a ridurre la tensione così creata e ad ottenere piacere (Principio del piacere).

Diversi modelli psicoterapeutici (come la Bioenergetica di Lowen) e alcune tecniche (come per esempio Il grido primario di Janov, il rebirthing, la catarsi) propongono questo principio di carica-scarica di tensione come uno dei fattori determinanti di cura e di cambiamento.

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Seguendo l’eredità della teoria degli istinti, Freud ipotizza che le pulsioni siano congenite, dando un’importanza secondaria all’influenza dell’ambiente, anche perché postula che le pulsioni sono inconsce, così come l’energia che le costituisce: la Libido. Quando Freud elabora il suo secondo modello della personalità, nel 1920, composto dalle tre strutture psichiche che lottano fra loro nella distribuzione e uso dell’energia (ES – Io – Super-Io), sostiene che tutta quest’energia è inconscia e si ritrova “depositata” nell’ES. La libido rimossa nell’inconscio determina comportamenti che la persona mette in atto non intenzionalmente. Pertanto, la soddisfazione dei bisogni non dipenderebbe dall’intenzionalità  della persona, bensì da un processo inconscio.scuola di psicoterapia Freud non si  limita ad attribuire una causalità non cosciente  a delle  produzioni coscienti (come i ricordi), ma si spinge più  in là: i  fenomeni coscienti che emergono non possono essere  comprensibili per la persona, perché le motivazioni che li  provocano rimangono nascoste. Quello che sorge alla  coscienza è per definizione mascherato. Le motivazioni  coscienti dei propri atti sono in un certo modo illusioni, che  non fanno altro che mascherare i veri contenuti latenti che  solo il metodo associativo può rivelarci. Una volta che  l’analista “rivela” il significato, con l’elaborazione “cognitiva”  e “affettiva”, la persona diviene più cosciente di quello che  muove le sue azioni.

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  Queste ipotesi, non comprovate  scientificamente, influenzano tuttora  fortemente le psicoterapie, non soltanto  psicoanalitiche! L’utilizzo della  rappresentazione “mentale” e  dell’elaborazione cognitiva(o  addirittura simbolica) delle espressioni  del paziente, dei suoi vissuti, dei suoi  sogni e del transfert, sono considerati per molti approcci un fattore indispensabile per provocare il cambiamento in psicoterapia.

luciano rispoli psicologo

Immagine13 Le ricerche degli ultimi decenni, (Stern 1985 & 1994, Bowlby, 1988;  Spitz, 1958; Ekman, 1980; Harlow, 1959) hanno invece dimostrato  la varietà e la multi-dimensionalità delle spinte umane,  l’importanza centrale dell’apprendimento e dell’interazione con  l’ambiente. Contemporaneamente nuovi concetti e modelli (come il  modello S-O-O-R del Funzionalismo moderno: stimolo-organismo-  organizzazione-risposta) propongono spiegazioni secondo cui ambiente esterno e organismo intrattengono complesse interrelazioni di feed-back continuo e non solo di conflitto, né di ricerca dello status quo, né di stretta sopravvivenza.

Da queste nuove conoscenze emerge anche una visione qualitativa dei Bisogni, che disconferma la visione idraulica di carica-scarica del modello pulsionale classico (Freud, 1938) e apre la strada a visioni moderne. Le persone non cercano soltanto di ridurre o scaricare inconsapevolmente tensioni o di soddisfare bisogni per recuperare l’equilibrio; a volte cercano proprio il cambiamento che suppone un disequilibrio, un andare di là dallo status quo. L’omeostasi, cara alle teorie classiche della motivazione, non spiega tutte le azioni e attività umane. Allo stesso modo la ricerca ha messo in discussione una visione gerarchica dei bisogni, che mette quelli fisiologici alla base come necessità primarie.

Oggi sappiamo che i movimenti del bambino nel mondo, fin dai primi giorni di vita, e forse anche prima in utero, sono orientati alla ricerca di gratificazione. Stiamo omettendo volutamente il termine “piacere” per non rischiare di confonderci con il significato attribuito a questo concetto da Freud (1920) che lo considerava, come abbiamo già scritto, una delle due forze primarie, in costante conflitto con le pulsioni di morte (thanatos). Noi parliamo della capacità nel bambino di ricercare attivamente ed intenzionalmente gratificazione, situazioni ed esperienze che soddisfino i suoi bisogni. In questo senso, anche la condizione di partenza dell’essere umano per

quanto riguarda l’investimento libidico sarebbe confutata.Immagine3 E’ molto difficile oggi continuare a sostenere che, per garantire il soddisfacimento delle pulsioni, l’essere umano parta da posizioni di assoluto narcisismo, d’investimento libidico sull’Io (Freud, 1920), per spostarsi solo dopo sulla ricerca dell’oggetto e sull’investimento pulsionale su di esso.

Immagine4 L’intera gamma di esperienze che il  bambino può compiere fin dai primi giorni  di vita sembra invece essere ampia,  permeata da spinte che lo conducono ad  esperire la realtà, sensazioni di benessere e  di piacere, e tutti gli altri interessi che le  figure di accudimento suscitano. Queste lo  guidano nell’esplorazione e nella scoperta di sé e del mondo, conducendolo ancora una volta allo sperimentare la soddisfazione ed il piacere. Del resto, questa posizione segue da vicino quello che i teorici delle relazioni oggettuali avevano già intuito (Jacobson, 1964; Fairbairn, 1952; Klein, 1958; Winnicott, 1965). La differenza con questi ultimi sta che in questo caso la visione pulsionale è definitivamente archiviata, avvicinandosi così maggiormente alle concettualizzazione di Kohut (1971) e, soprattutto, di Stern (1985).

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Contemporaneamente è cambiata la definizione dicotomica di malattia-normalità, e l’interesse della psicoterapia si è spostato dalla “salute”, da “l’equilibrio e la normalità” verso il Benessere come obiettivo da raggiungere. La soddisfazione dei Bisogni assumerebbe di conseguenza caratteristiche più ampie e sarebbe indispensabile per raggiungere e mantenere uno stato di complessivo benessere, di buon Funzionamento psicocorporeo.

Il concetto di bisogno continua quindi ad essere fondamentale, ma è definito in modo sostanzialmente diverso. scuola di psicoterapiaNon è più possibile considerarlo soltanto espressione di un qualcosa di primario, derivato soltanto da necessità biologiche di sopravvivenza, che controllerebbe e determinerebbe gli esiti dei cosiddetti bisogni secondari (Maslow, 1954). Include, sì, la necessità di soddisfare la fame, la sete e la protezione; ma comprende anche esperienze che spaziano lungo un ventaglio più ampio: dal calore al nutrimento, alla curiosità, all’essere tenuti, al muoversi, e così via (Rispoli, 2004). Inoltre, sembra proprio che sia all’interno di queste esperienze ampliate che quelli che una volta erano definiti bisogni primari siano soddisfatti. 

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Il modello Neo Funzionale proposto da Luciano Rispoli nella Psicoterapia Funzionale propone un’integrazione di queste conoscenze accertate, definendo i Bisogni come Direzioni verso cui l’individuo si muove per svilupparsi e crescere. Fin dalla nascita, le persone vivono esperienze concrete per rendere possibili queste linee di sviluppo, per realizzarle.

Una rappresentazione grafica, pur se parziale, di queste Direzioni di sviluppo potrebbe essere la seguente:

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E’ bene sottolineare che tutte queste Direzioni sono importanti per raggiungere e mantenere il Benessere, perciò sono anche BISOGNI FONDAMENTALI. In ogni tappa evolutiva i soggetti realizzano concretamente esperienze guidate da tali Bisogni, da tutti i bisogni, e anche se ognuno di questi acquisisce un’importanza particolare in determinati momenti dello sviluppo, la loro influenza si mantiene intatta per tutta la vita.

Per esempio, l’Essere Contenuti, l’Essere Nutriti, l’Essere Amati sono decisivi nella prima infanzia e non soltanto per la sopravvivenza; pertanto il bambino realizzerà molto frequentemente azioni tendenti a soddisfarli, seppur con modalità diverse da quelle di un adulto o di un adolescente. Questo però non significa che esista un unico periodo evolutivo dove vivere “una volta e per sempre”   le  esperienze  necessarie  a  soddisfare  quei  Bisogni  specifici,  e  trascorso  il   quale  non  saranno   più necessarie.

Al contrario di quello che sosteneva Freudscuola di psicoterapia quando proponeva una teoria evolutiva in cui le esperienze vissute entro i primi 5 anni di vita decidevano l’intera struttura di personalità, e secondo la quale i traumi subiti compromettevano, conseguentemente, per sempre questa struttura. Era per questo motivo che ritrovare ed analizzare i traumi era considerato necessario in psicoterapia. 

Le esperienze di vita che rendono possibili le Direzioni di sviluppo, e che quindi soddisfano i bisogni così come li abbiamo definiti, sono chiamate Esperienze Basilari del Sé (EBS). Sono queste che, se

psicoterapia funzionaleattraversate più volte adeguatamente, proprio grazie allo scambio con l’ambiente, permettono progressivamente la soddisfazione qualitativamente più piena dei Bisogni, diventando Capacità d’interagire con gli altri e con la realtà. Le difficoltà create dall’ambiente nel far vivere queste Esperienze, rende difficile, a volte impossibile, il soddisfare i Bisogni e soprattutto il percorrere lo sviluppo lungo le Direzioni di crescita e d’espansione della persona (più concretamente del Sé Funzionale che è l’insieme di tutte queste EBS).

In questo senso l’ambiente assume un ruolo centrale nel permettere un sano ed armonico sviluppo. Esso non è più qualcosa d’inafferrabile, vago, un insieme di elementi fantasmatici nella mente del soggetto o di oggetti interiorizzati che guidano le relazioni umane. E’ proprio nell’interazione con l’ambiente fisico o sociale-relazionale, che risiede la possibilità di soddisfare i bisogni indispensabili all’essere umano di espandersi nelle sue linee di sviluppo. Tale interazione è attiva, cercata e richiesta: non subita né predeterminata dal corredo genetico e dalle dinamiche inconsce.Anche gli scambi con l’ambiente sono reali e tangibili, così come le esperienze che scaturiscono da questi scambi e che si vivono con tutti i sistemi di cui l’organismo umano dispone, di cui è costituito, con tutti i suoi Funzionamenti.

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Immagine8 Vogliamo proporre come esempio il Bisogno di Essere Amati,    che ha un’importanza trasversale nel recupero psicoterapeutico  di tutti i Funzionamenti. Nella prima infanzia questo bisogno è  strettamente legato all’Essere Nutrito, esperienza che non si  esaurisce nell’alimentazione fine a se stessa. Può accadere che il  bambino sia nutrito con ansia o che sia nutrito in eccesso, o  ancora che sia nutrito in modo meccanico senza un contatto  amorevole. In tutti questi casi diverse Esperienze di Base si  alterano e il potersi nutrire in modo adeguato non viene      soddisfatto. Per ogni caso specifico si produrranno costellazioni  diverse di alterazioni, fra le quali possiamo ipotizzare: ansia  collegata all’alimentazione (e che a sua volta avrà delle    conseguenze sulle EBS Controllo e Lasciare); difficoltà diverse  nel sentire la fame e abbuffarsi o non voler mangiare (EBS  Sentirsi); non sentirsi amato (EBS Amore). Forse l’Anoressia è  una di queste costellazioni di Funzionamenti alterati che  possono spiegare come il Bisogno di Essere Amati e di Essere  Nutriti siano strettamente collegati, e se non soddisfatti  adeguatamente si possano alterare a vicenda .

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Perché in psicoterapia dobbiamo soddisfare i bisogni e ristabilire i Funzionamenti della persona che le permettono di soddisfarli? Immagine22La risposta del Modello Funzionale è perché permettono l’Espansione del Sé, spinta fondamentale sottostante ai bisogni che muove l’essere umano. La visione dicotomica e conflittuale di forze o energie che spingono in sensi opposti, come spiegazione dello sviluppo e dell’agire umano e che sarebbe all’origine del malessere, è abbandonata a favore di concetti come quello di Funzionamento, in cui Polarità complementari spiegano azioni e vissuti umani che sembrano in apparenza contraddittori, come Amore-Odio, Durezza-Tenerezza, Forza-Fragilità. Non sono dualità con una dinamica interna ambivalente, ma esperienze che devono poter essere vissute entrambe pienamente, perché la pienezza di una permette quella dell’altra, ed entrambe permettono la pienezza e la qualità del Funzionamento dell’organismo.

Sono proprio questi Funzionamenti (alla base dell’agire umano) che si modificano e sono modificati dall’incontro con l’ambiente e nell’incontro con l’altro. Nel Processo psicoterapeutico Funzionale, i Funzionamenti sono modificati da e dentro una relazione concreta con lo psicoterapeuta; e non perché sia una riedizione di vecchie relazioni o di relazioni fantasmatiche.Immagine12 E’ una relazione nuova e generatrice di esperienze nuove che recupera i Funzionamenti, non in modo simbolico, o “come se” (come se fosse il padre, o la moglie, o il collega per esempio), ma vivendo insieme l’Esperienza di Base in maniera tale da soddisfare il Bisogno, nella Direzione di sviluppo giusta, e aggiustando i Funzionamenti nei suoi più piccoli elementi costitutivi: le Funzioni.

Quello che va cambiato è il Funzionamento di Fondo e non la rappresentazione e/o il vissuto che la persona ha del suo Funzionamento. Nel caso del nostro esempio, va soddisfatto il bisogno di amare e di essere amati, molto difficile da soddisfare con rappresentazioni, fantasie o in modo simbolico; perciò la persona deve recuperare la sua capacita reale di amare le persone e di farsi amare, e la psicoterapia deve poter produrre i cambiamenti di questi suoi Funzionamenti profondi.

[1]    Luciano Rispoli, Comitato scientifico internazionale per la  psicoterapia corporea,  S.I.F. Napoli, Gennaio 1991.

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Carlota Benitez e Luciano Sabella

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